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*Like a Dragon Steelbook

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Pensato per portare una ventata d'aria fresca nella serie, se non addirittura per rivoluzionarla, Yakuza Like a Dragon doveva dimostrare essenzialmente due cose: la validità di un combat system ben lontano dall'apprezzata formula action e quella del suo folle protagonista. Dopo 15 anni di onorata carriera, Kiryu Kazuma ha infatti abbandonato questo ruolo in favore di Ichiban Kasuga, un "chinpira" appassionato di GDR che in comune col Dragone di Dojima ha soltanto quei valori positivi che fanno di entrambi dei "criminali atipici". Desiderosi di provare a fondo la nuova opera del Ryu Ga Gotoku Studio - che sin dal suo annuncio aveva suscitato in noi della sana curiosità e qualche lecito dubbio - siamo stati catapultati in quel di Ijincho, a Yokohama, e abbiamo trascorso molte ore in compagnia di Ichi, Nanba, Saeko e Adachi, i membri di un party tanto scapestrato quanto ben assortito. Ebbene, al pari dei migliori Yakuza anche Like a Dragon ha saputo offrirci un'esperienza memorabile ma che, a nostro avviso, rappresenta un passo di lato per la serie e non necessariamente uno in avanti.

"Grindare a quarant'anni": la dura lotta della carpa-drago

È una mattinata come tante quella del 31 dicembre del 2000 a Kamurocho, e Ichiban Kasuga non immagina che la sua vita stia per cambiare per sempre. Buono, empatico e discretamente ingenuo, il chinpira della famiglia Arakawa è un appassionato di giochi di ruolo, Dragon Quest su tutti, ecco perché lascia che i nemici lo malmenino quando arriva il loro turno. Questa semplice ma efficace trovata in sostanza integra il combat system in un'esperienza che, seppur sopra le righe, cerca di risultare sempre credibile.

Tornando a noi, in questa prima fase dell'avventura conosciamo la figura del "signorino" Masato, un ragazzo dalla salute cagionevole e unico figlio del boss, la furia del capitano Jo Sawashiro e le attenzioni del patriarca Arakawa, un uomo a cui Ichi deve la vita. Tormentato da un indicibile passato, Arakawa considera il chinpira come un figlio adottivo ed è proprio a lui che - alle prime luci del 2001 - chiede il sacrificio più grande.
Durante la notte infatti Jo si è macchiato di un crimine gravissimo e spetta ad Ichi il compito di prendere il suo posto in galera. Kasuga accetta di buon grado e trascorre 18 duri anni in prigione, ma quando esce ad attenderlo trova soltanto un detective in pensione. Adachi tenta di spiegargli come stanno le cose, in un mondo stravolto che, malgrado l'incredulità di Ichi, non tarderà a sbattergli in faccia una terribile verità. Diventato una figura di spicco dell'Alleanza Omi, Arakawa ha contribuito a spazzar via il Tojo Clan e, cosa ancor peggiore, sembra non provare nulla quando spara ad Ichiban dritto al cuore. Col misterioso ritrovamento del quarantenne in un campo di senzatetto di Ijincho ha inizio l'avventura di Yakuza Like a Dragon, che in un batter d'occhio si allontana dai palazzi scintillanti di Tokyo per portare il giocatore ai margini della società.

Il team ha confezionato un contesto narrativo inedito per la serie, sostenuto da personaggi finemente caratterizzati e in larga parte legati al vero volto del paese, fatto di disuguaglianze e povertà ma composto da persone che - al seguito di un leader carismatico - sono disposte a combattere per la propria rivalsa più di chiunque altro. Parliamo del burbero ma gentile Nanba, il barbone che salva la vita a Kasuga, dell'arzillo Adachi e della bella e intelligente Saeko, un'eroina femminile di cui la serie aveva bisogno.

Prima compassato e poi decisamente più esplosivo, il ritmo della narrazione si prende i giusti tempi per introdurre i comprimari, le organizzazioni che formano la "Grande Muraglia di Muscoli" di Yokohama e anche il lato "visibile" del potere in Giappone, legato sia al movimento Bleach Japan, sia alle alte sfere della politica.

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