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Rage 2

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Rage 2 riesce ad eccellere, dimostrandosi uno shooter energico e caratteristico. L'impronta è ovviamente quella violenta e ipercinetica di Blazko e soci, ma le funzionalità delle armi e i poteri sci-fi del protagonista sono sufficienti a trasmettere nuove sensazioni, in un'estasi trascinante di sangue, headshot e proiettili.
D'altro canto in Rage 2 c'è anche qualcosa che non funziona, finendo per mettere in ombra l'ottimo lavoro svolto sul fronte stilistico e del gunplay. Parliamo, nello specifico, di quell'inconsistenza tipica degli open-world targati Avalanche, che in questo caso sfocia in una progressione ripetitiva, poco impegnativa e, soprattutto, troppo breve.

La pace tra le bombe

Nel mondo piagato di Rage 2 non c'è pace per i sopravvissuti. La minaccia dell'Autorità, una fazione di invasati che giocano con la genetica e professano lo sterminio di tutto ciò che rimane della vecchia società, è tornata più forte di prima.

Nel corso della sequenza iniziale il redivivo Generale Cross (sfruttando un esoscheletro che potrebbe esser stato partorito dalla mente di Deathshead), sferra un attacco devastante al quartier generale della resistenza, lasciando il protagonista senza compagni e senza risorse, ma con un determinato proposito di vendetta. La premessa del racconto è semplice e diretta, così come la sua prosecuzione: l'obiettivo è quello di farsi qualche alleato nelle selvagge Wastelands, raccogliendo la tecnologia che servirà per sferrare un attacco letale alla nostra nemesi. La trama di Rage 2, avrete capito, rappresenta soltanto un pretesto per lanciarsi in una furiosa esplorazione della mappa di gioco, con l'intento di devastare tutto quello che ci capita a tiro. Oltre ad essere abbastanza inconsistente, il racconto non brilla neppure per intensità: se l'introduzione ci mette di fronte a dialoghi esagerati e con un tocco di sregolatezza, la scrittura diventa ben presto molto più tradizionale, abbandonando una "poetica degli eccessi" che avrebbe fatto dannatamente bene alla produzione. Non manca qualche momento più brillante, ma l'epica esaltazione di Wolfenstein è purtroppo un lontano ricordo.

Quel che resta, per fortuna, è un contesto post-apocalittico di tutto rispetto, che come un verme delle sabbie ingurgita, trita e digerisce influenze e ispirazioni di ogni sorta. Dentro Rage 2 c'è un po' di Dune, un'abbondante dose di Mad Max, una spruzzata di Fuga da New York. La mitologia dei Ranger e le gerarchie dei Sudari Immortali (chiaramente ispirati ai Figli della Guerra di Immortan Joe), la follia dei Bulli e la brutalità dei Cinghiali, vengono raccontate attraverso le informazioni "nascoste" nei Datapad, e saranno quindi accessibili principalmente a chi ha voglia di leggere e spulciare gli archivi all'interno del menù; ma anche se preferite un approccio più affrettato e leggero vi troverete di fronte ad un mondo caratterizzato in maniera solida ed efficace.

L'inaspettata varietà di panorami, che si muove da canyon rocciosi a grandi deserti di sabbie bianche, passando per paludi intasate di rifiuti e indistricabili giungle di bambù, fa il paio con le scelte cromatiche estreme, con le luci al neon degli insediamenti umani, con le esagerazioni tipiche di un'estetica punk che colpisce duro. Urlante e cromato, il mondo di Rage 2 rimane a suo modo impresso sulle retine di chi gioca, sebbene il cambio di motore grafico lo abbia reso meno brillante di quanto non fosse quello del predecessore al tempo della sua uscita. Nonostante riesca a gestire ambienti estremamente vasti e con un buon grado di interattività, l'Apex Engine di Avalanche è meno incisivo, per quanto riguarda i dettagli di modelli e texture, rispetto al sempre impressionante id Tech.

Spara tu che sparo anche io

Sparare in Rage 2 è un'esperienza galvanizzante. Il gunplay modellato sugli insegnamenti di un team storico come id Software si fa sentire fin dai primi momenti di gioco, mentre ci si muove come forsennati tra le fila nemiche. Bastano un fucile mitragliatore ed il più classico degli shotgun per soppesare le qualità di una produzione rapida, scattante, precisa, e capace di trasmettere un brivido di pura esaltazione ad ogni colpo alla testa. Il merito, come sempre, è di piccoli dettagli come il feedback delle armi, il rumore sordo di un cranio che esplode, l'estasi della corsa e l'inarrivabile sensazione di controllo (amplificata, su PC, dalla fluidità dei 60fps).

Su queste solide fondamenta Avalanche ha saputo poi edificare meccaniche di gioco varie e dirompenti, abbracciando l'elemento sci-fi che serpeggia nell'ambientazione. Mentre le Wastelands sono dominate da una desolante arretratezza tecnologica, il nostro Ranger riesce a recuperare la tecnologia delle Arche spaziali, precipitate sulla superficie del pianeta, per migliorare dotazione e funzionalità della sua tuta.

E così ben presto sarà possibile utilizzare onde d'urto per scaraventare gli avversari contro gli elementi dello scenario, lanciare vortici antigravitazionali che intrappolano i nemici, ma anche rimanere sollevati a mezz'aria per qualche secondo durante un doppio salto, come un fulmineo angelo della morte pronto a far piovere piombo sui suoi avversari.
Davvero ottimo anche il lavoro di caratterizzazione delle armi da fuoco, sia per quel che riguarda il feedback che in fatto di funzionalità. Ciascun fucile ha una funzione distintiva, che lo rende in qualche modo unico e peculiare, anche se volessimo confrontare la dotazione del nostro Ranger con quella di BJ o del Doomguy. L'Ipercannone, ad esempio, è una versione moderna della cara, vecchia Railgun capace di perforare i corpi degli avversari, mentre il Revolver Firestorm lancia cariche detonanti che devono poi essere fatte scoppiare con uno schiocco delle dita.

Giocare con i poteri del protagonista e sperimentare gli effetti del suo improbabile arsenale è un'esperienza che ogni amante dei feroci sparatutto anni '90 dovrebbe provare, anche se a fare da contraltare al gameplay elettrizzante emergono ben presto delle problematiche macroscopiche. La prima, ad esempio, è legata alla struttura della progressione: visto che il ritrovamento delle Arche sulla mappa di gioco è sostanzialmente opzionale, può capitare che un giocatore passi la maggior parte dell'avventura solo con due armi e pochi poteri. Ci permettiamo quindi di dare, in questa recensione, un suggerimento di metodo, invitandovi a cercare, prima di ogni altra cosa, i luoghi in cui sbloccare nuove bocche da fuoco e abilità aggiuntive.

Un altro suggerimento importante è quello di impostare la difficoltà al massimo livello, senza timore di trovarsi di fronte un gioco inaffrontabile. Rage 2, anzi, soffre del problema opposto: ripulire i covi stracolmi di nemici è un'operazione di una facilità a tratti desolante. Gli avversari cadono come mosche, i poteri opportunamente sviluppati permettono di massacrare indiscriminatamente decine di nemici, i danni ricevuti sono pochi e la quantità di oggetti curativi che è possibile costruire con le risorse accumulate in giro è davvero troppo elevata.

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